giovedì 30 marzo 2017

L'Angelo Decaduto 2: Dio, il Papa Nero e la magia nel satanismo




Dopo averci pensato un po’ su, mi è sembrato corretto scrivere un secondo articolo sul satanismo: se nel primo (che potete trovare QUI) avevo dimostrato come le maggioritarie correnti sataniste italiane non fossero realmente sataniste, nel secondo vorrei invece analizzare alcuni punti del pensiero del Papa Nero in persona, mettendo l’accento sul suo pensiero teologico e su quello magico per sfatare alcuni miti a riguardo, che paiono ormai fin troppo consolidati.
La figura di LaVey mi pare essere stata come mutilata: da un lato, viene ripreso in toto il suo pensiero filosofico per quanto riguarda l’etica, rinnegando del tutto la parte magica (come nel caso italiano di Dimitri o in quello americano del Tempio di Satana di Detroit), dall’altro tutto l’apparato esoterico prodotto dal satanismo viene in genere “relegato” alla sua corrente occultista, che spesso si dimentica aver avuto origine proprio da LaVey (oltre che dal pensiero di Crowley).
Vorrei dunque, in questa sede, restituire a LaVey la sua parte teologica e magica, contestualizzandolo peraltro nel periodo storico nel quale è vissuto, altra cosa che viene spesso dimenticata. Spero che ciò non venga visto come un “attacco” all’autorità del fondatore del satanismo, ma piuttosto come un modo per comprendere degli aspetti del satanismo stesso che sono passati un po’ in secondo piano. E dimostrare che il Papa Nero non era né ateo né razionalista come lo si intende oggi in Italia: insomma, non uno che avrebbe potuto tesserarsi all’UAAR.

Il Papa Nero come teologo.
Si ritiene comunemente che LaVey fosse ateo, e che dunque il satanismo razionalista sia una “religione atea” a sua volta; mi sento di precisare però che per ateismo intendiamo la concezione della non esistenza di alcunché che possa rientrare nella sfera del Divino, anche se (e questo pare essere scontato altrove, ma non in Italia) ciò non implica necessariamente il non credere, ad esempio, all’esistenza dei vampiri, dei fantasmi, delle fate o degli alieni; e paradossalmente si potrebbe non credere all’esistenza di Dio, ma a quella degli angeli e dei demoni. Insomma, un ateo non crede nella specifica esistenza di Dio (a prescindere che sia uno o molti, trascendente o immanente, e così via), ma ciò non implica per forza il non credere all’esistenza di “altre cose”, o in genere del soprannaturale. E anche per LaVey non è così semplice.
“È convinzione popolare errata che il satanista non deve credere in Dio. […] Per il satanista, ‘Dio’ – così come viene chiamato, o in qualsiasi altro modo venga definito – è visto come un fattore bilanciante della natura, non come un essere interessato alle privazioni. Questa potente forza, che pervade e bilancia l’universo, è troppo lontanamente impersonale per preoccuparsi delle felicità e delle miserie delle creature di carne e sangue che popolano questa palla di fango. […] Il satanista comprende che la preghiera non porta a nulla di buono, poiché infatti diminuiscono le possibilità di successo: troppo spesso i devoti religiosi si adagiano compiacenti e pregano per una situazione che, se avessero affrontato da soli, avrebbero potuto portare rapidamente a termine!” [1]
La visione di LaVey, quindi, prevede sì l’esistenza di Dio, ma in maniera meccanicistica e panteistica: questi è una forza impersonale che tutto pervade e indifferente all’essere umano, ma indispensabile per il funzionamento dell’universo; tutto ciò è ben diverso dal mero ateismo, e in realtà anche dall’agnosticismo che non prende posizione a riguardo. Mi sento di ricordare che la differenza tra lui e Aquino non è, come troppo semplicisticamente viene detto, che il primo non crede all’esistenza del Diavolo e il secondo sì, ma piuttosto che per LaVey le forze invisibili della natura sono impersonali e indifferenti all’uomo, mentre per Aquino sono personali e possono attivamente avere a che fare con gli esseri umani. E tuttavia, in moltissimi casi LaVey è stato interpretato come pensatore ateo, con ogni probabilità più in vista della sua critica alle religioni, cosa che di per sé non basta a fare un ateo, ma tutt’al più un antireligioso. E in effetti questa sua critica merita una certa attenzione.
Il Nostro si scaglia quasi totalmente contro la concezione abramitica della religione (e in special modo cristiana), trovando deplorevoli alcuni specifici concetti, ovvero che pur adorando lo stesso Dio le religioni si facciano guerra fra loro, che venga pregato Dio per perdonare i peccati umani e per accedere alla vita ultraterrena, e che le preghiere stesse siano fatte in modo indolente senza alcuno sforzo umano per migliorare la situazione[2]; a questa va aggiunta l’astinenza mal condotta e la repressione degli istinti, una critica che rivolge anche ai Buddhisti[3]. Parimenti, laddove compaiono dei riferimenti ad altri culti (come quello pagano o yezida[4]), c’è sempre una vena di apprezzamento, o per lo meno di minor condanna. Questo perché tutto l’apparato critico di LaVey va contestualizzato nel periodo storico nel quale è nato ed è stato messo per iscritto, cioè l’America degli Anni ’60 del secolo scorso, dove la lotta alle istituzioni (incluse quelle spirituali) era la norma, in quanto la società stessa era da tradizione repressa e bacchettona: non deve dunque sorprendere se un hindu, un daoista o un qualunque pagano occidentale potrebbe storcere il naso davanti a una simile critica, non ritrovando nella sua religione questi specifici difetti.
A ulteriore riprova di questo, LaVey, dopo aver esplicato il suo pensiero teologico sull’origine di Dio (ogni divinità è stata creata dall’uomo come esternazione di ciò che egli non può fare o gli è proibito fare[5]), afferma anche che il satanista è colui che si rende conto che la sua parte carnale e quella spirituale non sono scisse, ma coincidono con la prima: a quel punto può accettare la propria divinità, o andare alla ricerca di altri dèi esterni (e dunque inventati) che gli diano sicurezza. Ma in ogni caso, guerreggiare o anche solo battibeccare con le altre religioni è sconsigliabile per un satanista, in quanto “il satanista non odia sé stesso, neppure gli dèi che avrebbe potuto scegliere, non ha il desiderio di distruggersi o di distruggere qualsiasi cosa egli crei.” [6]
In questo senso, la Chiesa di Satana attuale ha portato avanti questa filosofia solo come critica, che oggi appare un po’ troppo generalista, allargandola a tutte le religioni in vista della sofferenza che esse hanno sempre causato nel corso della Storia in nome della “verità” [7]. Purtroppo Gilmore stesso non sembra portare esempi concreti per religioni diverse da quelle abramitiche (se non i sacrifici umani dei popoli precolombiani, che sono però un caso piuttosto particolare), e questo perché la persecuzione e la guerra per motivazioni puramente religiose sono, volente o nolente, un’invenzione abramitica (o comunque, se non totalmente estranea alla maggioranza dei culti, non rappresenta la norma). Certo, in quasi ogni religione è presente un dio che ha caratteristiche superiori a quelle di un essere umano, e tuttavia esse sono state variamente interpretate nel corso dei secoli, se non dei millenni, alcune in maniera non poi tanto distante dal pensiero laveyano: sistemi di pensiero antichi come il neoplatonismo, l’ermetismo e lo gnosticismo, o alcune correnti dell’induismo e del buddhismo rientrano perfettamente in questo insieme; non è dunque strano se Aquino ha potuto creare la propria teologia fondendo assieme concetti gnostici e laveyani.
A questo va aggiunto un altro fattore importante, ovvero la cultura personale di LaVey, che con ogni probabilità traeva origine più dall’occultismo che non dall’accademia, all’epoca ancora piuttosto preclusa alla gente comune e molto chiusa nella sua divulgazione al pubblico (oltre a essere ancorata a idee ormai superate su come uno studio di storia religiosa poteva essere condotto). Per fare alcuni esempi di errori “accademici” del Nostro, questi dice che il termine “diavolo” (devil) deriva dall’indiano devi (dio) [8], mentre invece si tratta della parola prettamente greca diabolos (da dia, attraverso, e bolos, lanciare, cioè calunniare); la versione in inglese moderno deriva dall’antico inglese deofol, a sua volta derivato da diobul, che rimanda infatti al diabolos greco e al diabolus latino. Ma errori ancora più gravi, in questo senso, si ritrovano nell’elenco dei demoni, come Midgard al posto di Jormungandr (probabilmente intendeva Midgardsormr), o Tezcatlipoca come dio degli inferi, cui in realtà non è associato; le nozioni di religione e mitologia delle pagine seguenti, allo stesso modo, lasciano molto a desiderare, e non le analizzerò oltre.[9]
Ma appunto, LaVey era un pensatore di un’epoca diversa dalla nostra, con una preparazione filosofica ed esoterica, ma non certo accademica: non si può incolparlo se, quasi cinquant’anni fa, non conosceva cose che per noi oggi sono abbastanza scontate perché vengono insegnate in università o scritte su libri di facile reperibilità. Questo però è un fattore molto importante e che andrebbe considerato con attenzione, in vista del fatto che oggigiorno mi sembra poco lecito condannare ogni visione religiosa su una base così antiquata, e che non risulta storicamente corretta (lo stesso discorso potrebbe anche essere fatto per la sua filosofia in generale, ma questa è una faccenda interna al satanismo).
In Italia, tuttavia, la cosa ha assunto a mio avviso forme ancora peggiori per la sua superficialità: prima dell’inizio di questo secolo, infatti, non c’era qui da noi nessuna significativa rappresentanza di movimenti magici o religiosi alternativi (come appunto il satanismo, il neopaganesimo, la chaos magick e via dicendo), ma nemmeno di qualche movimento ateo o anticlericale diverso dal comunismo. Indi per cui, chi voleva schierarsi contro la Chiesa Cattolica per le più svariate motivazioni, politiche, etiche o spirituali che fossero, doveva necessariamente rientrare tra le fila dell’Estrema Sinistra (in alcuni casi anche dell’Estrema Destra), arraffando tutto quello che gli capitava a tiro e che potesse in qualche modo (ma non totalmente) essere compatibile con simili idee[10]: è per questa ragione, credo, che nel nostro Paese il pensiero laveyano è stato molto spesso acquisito solo superficialmente, quando non proprio storpiato per metterlo laddove serviva, più per far scalpore in quanto “satanismo” che come filosofia di vita o sistema magico. E lì purtroppo è rimasto.

Il Papa Nero come mago.
Se il Libro di Satana e quello di Lucifero sono incentrati sulla filosofia satanica, il Libro di Belial e quello di Leviathan hanno per argomento la magia: LaVey esplica nel primo le regole e i sistemi dell’operare magicamente, e nel secondo propone alcuni rituali e formule, come le celebri chiavi enochiane; a questi vanno aggiunti, in vista della tematica, sia The Satanic Witch, edito nel 1971, che The Satanic Rituals, del 1972. Questo di per sé basterebbe a categorizzare il Nostro come un mago, e tuttavia sembra che in molti casi tutta questa parte del suo pensiero sia stata rinnegata: come esplicato nell’articolo precedente, pare che sia più che altro in voga (in Italia, ma anche all’estero) il ritenere che LaVey intendesse la magia puramente come psicodramma catartico, o tutt’al più come mentalismo per condizionare gli altri. Vorrei quindi analizzare questa parte del suo pensiero, per fare un minimo di chiarezza, fermo restando che la definizione che il Nostro dà di magia è “il cambiamento di situazioni o eventi tramite la propria volontà, che altrimenti sarebbero immutabili con l’uso dei metodi normalmente accettati” [11].
Nella sua introduzione al Libro di Belial, LaVey spiega alcune cose di notevole importanza: credo che il suo discorso sia stato male interpretato dalla maggior parte dei suoi lettori, che hanno visto tutto questo come una negazione dell’esistenza della magia. In realtà, come sempre, anche questo va contestualizzato a livello storico, e nello specifico nell’ambito della “rivoluzione crowleyana” dell’esoterismo: il Nostro, come la Bestia e i suoi successori, si oppone non all’esistenza della magia, ma a quell’infinità di oscuri e falsi arzigogoli che sono stati impiantati su di essa (la cosa è meravigliosamente espressa dalla frase “Se la distanza minima fra due punti è una linea retta, gli occultisti più rinomati risulterebbero degli ottimi creatori di labirinti” [12], riferendosi qui a personaggi come Lévi e a organizzazioni esoteriche come l’O.T.O. e la Golden Dawn, di cui ho parlato QUI). Un’interpretazione ancora più radicale venne data in seguito, negli Anni ’70, dai fondatori della chaos magick, ultimo sviluppo del pensiero iniziato da Crowley, laddove la magia viene ridotta ai suoi minimi termini. LaVey però decide di sfruttare questi arzigogoli anziché eliminarli, perché fanno presa sull’immaginazione delle persone, a partire dalla fondazione stessa della Chiesa di Satana.
“Una delle più grandi credenze errate sulla pratica della magia rituale è che una persona, per essere danneggiata o distrutta, deve obbligatoriamente credere nei poteri magici. Niente è più lontano dalla verità, infatti le vittime più ricettive alla maledizione sono sempre state le sue più grandi denigratrici. La ragione è tremendamente semplice. L’uomo tribale non civilizzato è il primo a correre dallo stregone o dallo sciamano più vicino non appena percepisce che un nemico gli ha appena lanciato una maledizione. La minaccia e la presenza del male è palese in lui e, conoscendo il grande potere della maledizione, prenderà ogni precauzione per annientarla. Così, attraverso l’utilizzo della magia simpatetica, egli neutralizzerà ogni danno che potrebbe capitargli. Quest’uomo è conscio di ciò che fa, e non tralascerà nulla. Di contro, l’uomo ‘illuminato’, che non presta alcun credito a tali ‘superstizioni’, relega nell’inconscio la sua paura istintiva per la maledizione, alimentando in tal modo una fenomenale forza distruttiva che si moltiplicherà a ogni successiva disgrazia. Di certo, ogni qualvolta accadrà un nuovo contrattempo, il non credente negherà in automatico qualsiasi connessione con la maledizione, soprattutto a sé stesso. Questo enfatico e consapevole rifiuto del potenziale della maledizione è il principale ingrediente che produrrà il successo della stessa, attraverso il susseguirsi di prostranti situazioni accidentali. In molti casi la vittima negherà qualsiasi relazione tra la magia e ciò che gli capita, fino all’ultimo respiro, soddisfacendo in tal modo il mago, che vede realizzati i propri desideri. Bisogna ricordare che non è importante che tutti attribuiscano dei significati al vostro lavoro, finché i risultati del lavoro sono conformi alla vostra volontà. Il super-logico cercherà sempre di spiegare la connessione col rituale magico come frutto di una ‘coincidenza’.” [13]
Come si spiega tutto questo passo se non che LaVey credeva nella realtà della magia? Non psicologia, non scienza, ma magia come la si intende proprio in ambito esoterico. Anche perché, oggettivamente, che senso avrebbe per un satanista compiere un rituale magico se sa che si tratta di un inganno? A quel punto si tratterebbe solo di un’automotivazione molto scenica, ma che comunque non può influenzare la psiche di una persona più che tanto. Per fare un esempio, un ateo che per salvare le apparenze prende la comunione in chiesa, non si sentirà certo rinnovato nello spirito; allo stesso modo un satanista che compie un rituale di lussuria avrà una bella scenografia per un atto sessuale, ma ciò non lo avvicinerà di un millimetro nell’ottenere l’amore della persona che corteggia (e che, va da sé, non era presente al rito).
Si potrebbe rispondere che, in tutto questo, LaVey prevedeva sempre una diretta interazione tra incantatore e incantato, e che questo rende di fatto la sua “magia” una serie di trucchi di manipolazione psichica. In realtà non solo il Nostro distingue questi trucchetti dalla magia rituale (chiamandoli “bassa magia”, quella che per Aquino è poi la “piccola magia nera”), ma più oltre, parlando di quando operare, specifica che “non importa quanta forza di volontà abbia una persona, perché essa sarà naturalmente passiva mentre dorme; per questo il momento migliore per lanciare la propria energia magica verso il bersaglio prescelto è proprio quando lei o lui dormono. […] È proprio durante questo ‘sonno da sogno’ [la fase REM] che la mente è al massimo della ricettività per le influenze esterne o inconsce. Assumiamo che il mago voglia lanciare un incantesimo su una persona che solitamente si reca a dormire alle 11 di sera e si alza alle 7 del mattino. Il momento più efficace per eseguire un rituale sarà alle 5 del mattino, o due ore prima che il bersaglio si svegli.” [14] Aggiunge poi che altri momenti propizi sono quando il soggetto sta fantasticando, oppure è annoiato o depresso. E di certo non si tratta qui di influenza psicologica, dato che la vittima dorme e il mago opera lontano da essa. Peraltro, in questo frangente LaVey sembra precedere un pensiero fatto proprio dalla chaos magick, per la quale agire magicamente di sotterfugio, quindi senza che l’incantato sappia della magia in atto, amplifichi l’effetto della stessa.
Possiamo prendere a modello proprio la chaos magick per spiegare il suo pensiero di operare magia in relazione al paradigma, ovvero il modo di interpretare la realtà da parte degli esseri umani. Se si è all’interno di un dato paradigma, allora esso può essere usato a proprio vantaggio (tu credi alla magia, io ti faccio sapere che ti ho fatto un incantesimo, e la tua credenza lo rafforza, per il bene o per il male, come diceva già De Martino ne Il Mondo Magico); il principio tirato in ballo da LaVey è però più postmoderno: il mago non sta usando il paradigma per fare la propria magia, ma sta facendo override sul paradigma stesso. La ragione per cui alcuni caoti definiscono sé stessi paradigma pirates (come Joshua Wetzel nell’omonimo libro), è perché non usano le regole del paradigma condiviso, ma “impongono” le regole del proprio paradigma a quelle del paradigma generale: ciò però non avviene come un tiranno che impone qualcosa al popolo, ma come un hacker che introduce un virus in un sistema informatico che, ignaro dell’attacco, non ha un antivirus per combatterlo. Ciò consegue anche al “principio del segreto”: come si può far funzionare un incantesimo dicendo al soggetto che gli è stata fatta una magia, allo stesso modo si può tenere celato il tutto, di modo che il paradigma della persona sia totalmente indifeso (e infatti LaVey tratta di entrambi i casi).
Sempre per i Caoti, il paradigma è tanto più forte quante più persone ci credono. Un mago non può scardinare il paradigma del mondo: sarebbe come voler mettersi una montagna sulle spalle e pretendere di spostarla; tuttavia, può introdurre degli “errori nel sistema”, riscrivendo alcune cose: ciò è reso possibile a lui e non ad altri proprio perché sta usando la magia (o, per il Nostro, il potere di “Satana”). Sa che la volontà e l’immaginazione possono cambiare la realtà, quindi effettua il suo incantesimo, e quella nuova “stringa di programmazione” finisce nel mainframe della realtà, ma senza violarne le regole. Questo implica che ciò non causa lo scardinamento del paradigma altrui (non necessariamente), perché gli effetti dell’incantesimo risultano essere sempre giustificabili in altra maniera, tutt’al più risultando improbabili: i casi in cui non lo sono risultano davvero rari. In base a questo, la fondazione della Chiesa di Satana (che vedremo a breve) diventa chiara, e lo stesso LaVey, criticando al tempo stesso religione e scienza a scapito della magia, parla della cosa in relazione al fatto che Satana “rappresenta semplicemente una forza della natura – i poteri delle tenebre, come sono stati chiamati, solo perché nessuna religione ha estratto queste forze dall’oscurità. Neppure la scienza è stata capace di applicare una terminologia tecnica a queste forze. È un serbatoio aperto che viene poco utilizzato, in quanto manca l’abilità di usare uno strumento senza averlo compreso o senza avere prima letto tutte le parti che lo compongono. È questo incessante bisogno di analizzare che impedisce a molte persone di prendere vantaggio da questa sfaccettata chiave per l’ignoto, che il satanista ha scelto di chiamare Satana.” [15]
In relazione a ciò, un’altra massima laveyana probabilmente mal interpretata è stata questa: “La magia è come la natura stessa, e il successo della magia richiede che funzioni in armonia con la natura, non contro di essa.” [16] Questo, a una prima e decontestualizzata lettura, potrebbe apparire come un modo per dire che la magia è come la natura, e che dunque la magia non può fare cose impossibili, come ottenere un’auto nuova tracciando un cerchio per terra e accendendo delle candele (citando liberamente Dimitri). Ciò però è, come sempre, vero solo in parte.
In realtà il Nostro spiega perfettamente, e subito prima, cosa intende, ovvero che nella magia è importante un fattore bilanciante, che permetta al mago di rendersi conto di chi è, di quali sono le sue capacità, e che dunque operare una magia per ottenere qualcosa di completamente avulso dal suo sé è destinato al fallimento (il caricarsi la montagna sulle spalle di cui prima o, per dirla proprio con LaVey, “l’energia necessaria per far levitare una tazzina da tè (realmente) sarebbe anche sufficiente per piazzare un’idea nella testa di metà delle persone della Terra, e farle agire in accordo al volere del mago” [17]). Il Nostro dunque dice:“Essere abili nell’adattare i propri voleri con le proprie capacità è un grande merito, e troppa gente non realizza nulla perché mira al massimo. ‘Una mezza pagnotta può essere meglio di niente.’ Il perdente cronico è sempre l’uomo che, non avendo nulla, se incapace di fare un milione di dollari, rifiuterà con disprezzo tutte le possibilità di farne cinquantamila.” [18] E al solito, si può interpretare tutto questo come psicologia, ma gli esempi che riporta sono molto chiari: “Sei un individuo stonato e senza talento che sta tentando, attraverso la magia, di ricevere grandi plausi per la sua voce non musicale? Sei una strega di aspetto comune, senza fascino, con piedi, naso ed ego smisurati, combinati a un caso di acne in stato avanzato, che sta lanciando un incantesimo d’amore per acchiappare una giovane e affascinante star del cinema? Sei un lurido, informe, sdentato e grasso fannullone che desidera una deliziosa e giovane spogliarellista? Se è così, faresti meglio a imparare l’uso del fattore bilanciante, o aspettati di fallire ogni volta.” [19]
Per LaVey, insomma, “mago” non significa psicologo, né filosofo, né scienziato, ma proprio mago. E in effetti, chi dice di essere satanista razionalista dovrebbe (in teoria) seguire i dettami di LaVey, riconoscendoli come adatti a sé: indi per cui il rinnegare tutta la parte della magia (vale a dire quasi metà della Bibbia Satanica, e gli altri libri summenzionati), implica una non totale adesione al satanismo laveyano. In questo senso non c’è nulla di sbagliato, ma ritengo sia oltremodo incorretto definirsi tali non credendo all’efficacia della magia, alla maniera in cui una persona si definisce cattolica ma, al tempo stesso, non riconosce l’autorità del papa né la transustanziazione: essa può certamente definirsi cristiana, ma assolutamente non cattolica. Dal mio punto di vista, quindi, chi condivide la filosofia del Nostro ma non la sua pratica, di fatto si definisce impropriamente “satanista razionalista”, in quanto di satanico ha solo l’iconografia, alla maniera di un gruppo black metal, perché il satanismo del Papa Nero implica sia una filosofia di vita, sia un sistema di magia.

Il rituale di fondazione.
“Nell’ultima notte di aprile del 1966, a Walpurgisnacht, la più grande festa nella tradizione della magia e della stregoneria, LaVey si rasò la testa in modo rituale e, in concordanza con la tradizione magica, annunciò la formazione della Chiesa di Satana. Per identificarsi meglio come suo ministro, si mise un collarino da prete. Questo gli dava un aspetto quasi da sant’uomo. Ma la sua testa pelata stile Genghis Khan, la sua barba mefistofelica e i suoi occhi aguzzi gli donavano un look sufficientemente demoniaco per il suo sacerdozio nella Chiesa del Diavolo sulla terra. LaVey spiega: «Da una parte, chiamarla ‘chiesa’ mi permette di seguire la formula richiesta per il successo, e cioè di una parte oltraggiosa e di nove parti socialmente rispettabile. Ma l’intento principale è quello di riunire assieme un gruppo di persone con idee similari, per usare tutte le loro energie combinate al fine di richiamare la forza oscura della natura chiamata Satana.»” [20]
La Chiesa di Satana in sé è certamente una provocazione e una goliardata, e tuttavia il modo in cui è stata creata non lo è, come non lo sono le dottrine magiche di LaVey, che trovano riscontro nell’ambiente esoterico sia precedente che posteriore a lui. A mio parere, se il Nostro avesse voluto creare un’istituzione per puro scherzo, non avrebbe posto un’attenzione e una coerenza tale ai simboli e a tutto l’insieme: una cosa sarebbe equivalsa a un’altra senza troppi problemi, perché il punto sarebbe stata la provocazione. Invece il lavoro fatto è, dal punto di vista magico, assolutamente impeccabile (e il non farsi prendere sul serio faceva parte del gioco stesso, come LaVey esplica nel Libro di Belial, come anche l’esplicare durante il rito i veri scopi dello stesso, per quanto potessero risultare assurdi). La grande canalizzazione di energie ottenuta con l’unione di così tante persone, in America come poi nel mondo (almeno fino allo scioglimento del sistema delle grotte), è un’evidente opera magica, il cui scopo poteva essere la realizzazione personale del fondatore, come anche altro che ci è ignoto.
Resta il fatto che al satanismo laveyano interessa avere una ritualistica comune nel suo significante, e non nel suo significato, per canalizzare tutta la volontà nello stesso momento e nello stesso atto quando vengono compiuti dei riti comunitari: un sistema magico piuttosto classico, come visto, ma più incentrato sull’uomo e sulla sua condotta di vita, con un netto disinteresse verso lo studio delle forze che agiscono in esso. Si tratta del demone guida? O forse è Satana? O la natura? O ancora è solo la volontà umana?
Il punto è che non importa cosa sia in realtà, conta solo che per il singolo mago funzioni e porti frutti: del resto, il punto focale del satanismo è l’autodivinizzazione. In questo senso, i moti emotivi dei partecipanti sono benzina sul fuoco della volontà del ritualista. Ed è per questo che trovo così straniante come tutto l’apparato esoterico sia stato ridotto a una seduta di psicoterapia un po’ sui generis, ma al solito credo che il Papa Nero abbia già risposto a tutto questo, dicendo: “Mai tentare di convincere lo scettico sul quale intendi lanciare una maledizione. Lascia che ti derida. Informarlo diminuirebbe le tue possibilità di successo. Ascolta con benigna sicurezza come ride della tua magia, sapendo che i suoi giorni saranno costantemente tormentati. Se è abbastanza spregevole, per grazia di Satana, potrebbe persino morire – ridendo!” [21]

Un grazie a Elia Pescatori e Luca Tarenzi che mi hanno dato idee, suggerimenti e spiegazioni per la stesura di questo articolo.


[1] Anton Szandor LaVey, La Bibbia Satanica, p. 22.
[2] Ibid. p. 23.
[3] Ibid. p. 44; LaVey tuttavia riprende dal buddhismo uno dei suoi detti più citati: “Ricorda che l’uomo non è un santo,  ma semplicemente un uomo – solo un’altra specie animale – qualche volta migliore, molto spesso peggiore delle specie che camminano a quattro zampe.”
[4] Ibid. p. 23; a tal proposito, nella versione italiana della Bibbia Satanica reperibile online, l’anonimo traduttore ha aggiunto, al termine della parte sugli Yezidi, un “Troppo comodo.” di condanna, che però non esiste nella versione inglese, di fatto storpiando il pensiero dell’autore.
[5] Ibid. p. 24.
[6] Ibid. p. 48.
[7] The murderous madness of theism, di P. H. Gilmore: http://www.churchofsatan.com/murderous-madness-of-theism.php, consultato il 29/03/2017.
[8] La Bibbia Satanica, p. 30.
[9] Ibid. p. 31 segg.
[10] Credo che uno dei casi più eclatanti sia stato Pasolini, le cui opere sono state per molto tempo viste come socialiste o comuniste semplicemente perché ambientate nei quartieri popolari; ma un discorso simile si potrebbe fare per l’accogliente e tollerante cultura romana antica, ripresa dal fascismo come “identità nazionale” chiusa e ostile a ogni influenza esterna.
[11] La Bibbia Satanica, p. 61.
[12] Ibid., p. 60.
[13] Ibid., pp. 64-65.
[14] Ibid. p. 68.
[15] Ibid. p. 34.
[16] Ibid. p. 72.
[17] Ibid., p. 68.
[18] Ibid., p. 72.
[19] Ibid., pp. 74.
[20] Ibid., p. 6-7.
[21] Ibid., p. 65.

lunedì 20 marzo 2017

L'Angelo Decaduto 1: Dimitri, Crepuscolo e il satanismo in Italia






Ricordo che, a 17 anni, ero entrato in una comunità ludica virtuale di stampo fantasy, nella quale i webmaster, di chiare tendenze clericali e difettando nel distinguere la finzione dalla realtà, avevano messo come “mezzo” per guadagnare punti lo smascherare siti satanisti e denunciarli alle autorità. E ricordo che anche io avevo provato a navigare un po’ alla ricerca di qualcosa da portare all’attenzione di costoro, e mi ero imbattuto quasi subito nel Tempio di Satana, un “centro di studi occulti satanici”.
Affascinato dal fatto che dei satanisti avessero un sito pubblico e si ritrovassero a parlare in chat come se nulla fosse (ben lontani dalla malefica segretezza che veniva proposta dai media o dagli stessi webmaster di cui sopra), ho iniziato a leggere i loro articoli e a chiedere qualche informazione, per quanto la loro riservatezza nel parlare con un estraneo sia stata palese sin subito. In ogni caso, il Tempio di Satana possedeva una biblioteca online piuttosto notevole (almeno per l’epoca, era il 2003), con testi tradotti, poesie, grimori e persino un “manuale di satanismo”, il Compendium Daemonii, scritto da alcuni utenti. Mi sono immerso nella lettura di quest’ultimo, scoprendo così il pensiero di LaVey[1] e comprendendo che, di fatto, non mi trovavo davanti a una mera devianza del cristianesimo, ma a una religione vera e propria che (condivisibile o meno) aveva delle cose da dire e un pensiero filosofico complesso.
Andato dai miei webmaster, ho provato a spiegare loro la differenza tra il satanismo cosiddetto “acido”, quello legato agli ambienti della criminalità e della gioventù deviante, con le correnti razionalista e occultista, di fatto per nulla illegali né attivamente lesive della società. Va da sé che mi venne risposto che simili distinzioni non esistevano, che il satanismo era l’adorazione del Demonio e null’altro, e che “noi non facciamo distinzione tra satanisti acidi e basici”. Da lì, come facilmente comprensibile, nacquero una serie di attriti a tematica religiosa sfociati poi nel mio abbandono della web community.
Da allora in poi non mi sono più attivamente interessato al satanismo, o meglio, non alle comunità italiane: i miei interessi erano e sono ancora legati per lo più al neopaganesimo. Pur non condividendola, conservavo un buon ricordo di questa religione, e non mi è mancato il riprendere in mano saltuariamente il Compendium, o il rallegrarmi quando ho scoperto che La Bibbia Satanica di LaVey era finalmente stata tradotta in italiano e disponibile in PDF. Ho parlato di lui e di Aquino (il fondatore del satanismo occultista) sia nel corso di Storia delle Religioni che in quello di Storia della Magia tenuti all’Unitre di Saronno (le dispense le trovate QUI), senza in realtà chiedermi se la situazione in Italia fosse mutata, e come[2].
Qualche giorno fa un amico mi ha passato un articolo dove si parlava dei recenti arresti effettuati a Torino nei confronti di alcuni sedicenti maghi: la rivista online in questione andava dunque a intervistare la fondatrice dell’Unione Satanisti Italiani, chiedendo spiegazioni su cosa fosse realmente il satanismo e se c’entrasse qualcosa con la vicenda. Ho dunque colto l’occasione per fare una panoramica della situazione attuale, coadiuvato dal sito del Centro Studi Nuove Religioni (CESNUR), che vi linko QUI e sul quale potete trovare i riferimenti che non esplico in questo articolo.

Marco Dimitri e il satanismo positivista.
Nel 2003 l’ormai ultracinquantenne Marco Dimitri aveva già smesso di far parlare di sé, e tuttavia i suoi articoli si trovavano ancora online. Fondatore del gruppo satanista più famoso d’Italia (almeno prima dell’USI), vale a dire i Bambini di Satana (BDS), aveva iniziato la sua attività nel 1982, riuscendo a raggiungere circa 200 tesserati nel 1994, traguardo a mio avviso ragguardevole vista l’epoca; processato sia quell’anno che nel 1996 con le accuse più classiche e disparate (violenza su minori, sacrifici di bambini e via dicendo), è stato sempre assolto e risarcito per ingiusta detenzione. I BDS avevano alcune caratteristiche molto peculiari, vale a dire una ritualistica accentuata e molto scenica (come l’uso del sangue del fondatore), possibilità di celebrare matrimoni omosessuali e incestuosi, cerimonie di sbattezzo, esaltazione di tutta la materialità (dal denaro al sesso ai sentimenti considerati “negativi” dalla società); Dimitri stesso, in maniera piuttosto delirante, si era imposto come “riferimento mondiale del culto demoniaco” [3], facendo suo l’appellativo crowleyano di “Grande Bestia 666”. Non c’è dubbio che il satanismo dei BDS non fosse uno di quelli americani, ma un pensiero originale di stampo occultista e magicamente attivo, influenzato appunto dalla mistica di Crowley e dal neopaganesimo: non a caso Dimitri sembrava disprezzare fortemente LaVey, per quanto mi ritrovi d’accordo con Introvigne quando dice che all’epoca “la sua idea di Satana […] è forse meno lontana dalla filosofia della Bibbia di Satana di quanto a prima vista possa sembrare” [4].
Comunque, contrariamente a quanto mi sarei aspettato, ho scoperto che i BDS sono ancora attivi, o meglio, è ancora attivo Dimitri, ma in una veste del tutto nuova: a quanto sembra, dopo le varie vicissitudini sopra descritte, il Nostro sarebbe approdato a un’attiva militanza atea impostata sul progresso della scienza. Il nome Bambini di Satana viene ancora mantenuto ma, come dice lui stesso, “Satana è sempre stato un termine di opposizione […] L’opposizione è un dato di fatto è un dato storico e non rappresenta in alcun modo un modo soggettivo di vedere il mondo. Quindi è l’opposizione all’oscurantismo sia religioso che onirico che pseudoscientifico ad essere ‘satana’. Si può tranquillamente confermare che, da sempre, l’avversario logico ai deliri religiosi (comprese le pseudoscienze) sia la scienza stessa ed è sempre stata la scienza ad essere messa sui roghi.” [5] Dunque, Dimitri oggi sarebbe un satanista in quanto avversario della religione e dell’esoterismo per la supremazia della razionalità e del metodo scientifico.
Egli rinnega, com’è logico, anche tutta la sua passata opera di mago in quanto “sperimentazione giovanile”, e perché “una figura spirituale rappresentante Satana o chi per esso non esiste. Non esiste nulla di spirituale, non esistono gli spiriti, non esiste nulla al di la della materia e mai nessuno ha dimostrato possa esistere.” [6] E tuttavia la cosa non si ferma qui, perché il Nostro non si limita a dire che questo è il suo pensiero, ma quello dello stesso LaVey (ora evidentemente più apprezzato): in un suo articolo sembra non comprendere come sia possibile che persone a suo avviso razionali come il Papa Nero e il suo attuale successore Gilmore possano credere nella magia, e cerca di dare una spiegazione in merito. Dice dunque che, quando si effettua una cerimonia satanista, “gli effetti a cascata sul reale che questi rituali possono scatenare sono molteplici: si potrebbe immaginare una persona che, liberata dagli orpelli dogmatici di una religione monoteista, si tuffi nella conoscenza scientifica e trovi una cura al cancro; oppure altri che, liberando la propria sessualità animale repressa, guariscano da malattie psicosomatiche o di stampo nevrotico. Non siamo qui nel campo dei miracoli ma di circostanze perfettamente spiegabili. La magia del Satanismo Razionalista è un’apertura del possibile, un’elevazione del sé, un’autocelebrazione delle proprie potenzialità. Non avrai una macchina nuova tracciando un cerchio nel pavimento ed evocando spiriti, la potrai avere se evochi in te stesso una forte motivazione e una determinazione atta a raggiungere l’obiettivo (ad esempio quella di lavorare per guadagnare).” [7]
Questo però è vero solo in parte: lo stesso LaVey, riprendendo il solito Crowley, definisce la magia come “il cambiamento di situazioni o eventi tramite la propria volontà, che altrimenti sarebbero immutabili con l’uso dei metodi normalmente accettati”, la qual cosa esclude una guarigione mentale (che a logica si può ottenere tramite sedute psicoterapeutiche), o un’illuminazione scientifica (che si può ottenere con la ricerca e la sperimentazione), o il comprare una macchina (guadagnando soldi lavorando). LaVey stesso, nel 1969, sembra rispondere a Dimitri subito dopo, dicendo che “qualcuno dirà che queste istruzioni e procedimenti altro non sono che psicologia applicata o fatti scientifici rinominati col termine ‘magia’ […] È per questa ragione che non è stato fatto alcun tentativo per limitare le spiegazioni esposte a una nomenclatura nell’insieme. La magia non è mai stata completamente spiegata dalla scienza, ma la scienza è sempre stata, in un modo o in un altro, considerata magica” [8].
Insomma, il fondatore del satanismo non crede in Dio, ma sa perfettamente quanto reale può essere la magia che, indipendentemente dalle forze divine o spirituali “esterne”, può anche solo dipendere dalla volontà umana, divina in senso lato: l’esoterismo di LaVey, a metà strada tra magia cerimoniale e psicodramma, risulta quindi nettamente diversa (e più mistica e possibilista nei confronti del potere “invisibile” dell’uomo) dei riti teatrali di Dimitri improntati a un mero soddisfacimento materialista. In questo il Nostro mi ricorda l’associazione americana del Tempio di Satana (che nulla c’entra col vecchio sito summenzionato), la quale dice di rifarsi al pensiero laveyano ma ne rigetta tutto l’apparato magico, facendomi chiedere a che serva allora costruire un tempio con un baphomet gigante, se non a farsi pubblicità[9].
Come che sia, Dimitri oggi è un membro del partito Democrazia Atea e gestisce un blog in cui si occupa per lo più di argomenti di suo personale interesse, con fortissimi accenti anticlericali, inneggiando al progresso della scienza come all’unica cosa che può salvare l’essere umano, creando quindi quello che mi sento di definire “satanismo positivista”. Ammesso e non concesso che sia lecito definirlo satanismo, perché di certo non rientra nella categoria delle religioni.

Jennifer Crepuscolo e il satanismo malfidato.
Confesso che ho conosciuto l’Unione Satanisti Italiani (USI) e la sua fondatrice Jennifer Crepuscolo molto di recente rispetto alla sua reale nascita, nel 2010: è stato infatti solo nel 2015 che i suoi filmati sono stati portati alla mia attenzione e, lo ammetto, hanno suscitato l’ilarità mia e dei miei amici, per vari motivi che andrò a elencare. Di base basti sapere che questa associazione, puramente virtuale, conta 750 iscritti al blog e 400 al canale YouTube, con svariate migliaia di like e visualizzazioni: le cifre sono relative, considerato che si tratta di internet, però non è ignorabile che l’USI si configuri così, allo stato attuale, come il maggioritario gruppo satanista italiano. Pur non essendo realmente un gruppo satanista, e vediamo perché.
Anzitutto, una cosa che forse oggi viene fatta passare in secondo piano, ma che a me all’epoca colpì molto, è il fatto che l’USI propugna l’idea, dichiaratamente mutuata dalle teorie di Zacharia Sitchin, che Dio, Satana e in generale gli dèi delle varie religioni siano alieni, creature spaziali o extradimensionali giunte nel nostro mondo a combattere le loro guerre. Questa è una cosa che oggi forse non si ricorda, ma che nei primissimi filmati dell’USI la faceva da padrona, e allo stesso modo esistono articoli sul sito che ne parlano. È comunque inutile dire che le teorie di Sitchin, esposte nella sua ininterrotta produzione dal 1976 alla morte, sono state smentite ormai da decenni, e sono anche più vecchie di lui stesso (la prima teoria di questo tipo viene da Il Pianeta Sconosciuto di Kolosimo e Von Daniken, del 1958). Credo che Giacobbo abbia annoiato abbastanza tutta Italia da non dover dire altro sull’argomento.
Ciò che mi ha sempre sorpreso, nei vari discorsi di Jennifer Crepuscolo sul satanismo, era la mancanza di riferimenti a LaVey, Aquino, Gilmore e in generale alle figure di spicco di questa religione, anche perché moltissimi dei concetti che esplica sembrano essere ripresi alla lettera da costoro. Una rumorosa assenza, insomma, che nelle parole della Crepuscolo si estende anche a tutti i gruppi italiani quando dice, ad esempio: “Io so solo che sette anni fa [nel 2010] non c’era niente [sul satanismo in rete], poi da quando è nata l’Unione, molte persone hanno deciso di cavalcare l’onda, e ognuno si è fatto il suo orticello andando a snaturare alcuni valori del culto. Si è fatta confusione. Posso dirti che non esiste un libretto di istruzione per diventare satanista, una persona può al massimo informarsi sul satanismo e riconoscersi tale, rendersi conto che quella verità era già dentro se stesso.” [10]
Tralasciando che la massima “satanisti si nasce, non si diventa” è appunto di LaVey, pare evidente che il Tempio di Satana che avevo visitato molte volte nel 2003 fosse una mia allucinazione, come anche il Compendium Daemonii che sta stampato nella mia libreria. In effetti, ogni volta che la Crepuscolo parla di altri satanismi, cita quasi sempre e solo quello acido, ed è inutile dire che è entrata in diatriba anche con l’ormai “ritirato” Dimitri, in un dialogo a mio avviso piuttosto sterile. Mi pare quindi che l’USI punti ad avere il primato del “vero satanismo”, ignorando (o più probabilmente fingendo di ignorare) tutte le altre passate manifestazioni di questa religione, etichettandole tutt’al più come “distorsioni”; riguardo alle devianze (o se preferite “orticelli”) a cui accenna la Nostra, torneremo a breve.
È però la teologia dell’USI a lasciarmi più perplesso che mai: di base, Satana non sarebbe altro che il nome della divinità che si manifesta sotto mille diverse forme, quelle degli dèi del paganesimo (molto spesso in particolare di quelli oscuri o demonizzati); le divinità dei monoteismi sarebbero anch’esse degli dèi, ma parassitari, il cui scopo è quello di assoggettare gli uomini e sostentarsi con le loro energie (ancora una volta, la ripresa di una metafora di LaVey), a differenza di Satana che invece è libertà, conoscenza e dinamismo. E ognuno può praticare come vuole il “satanismo”: “Ogni iniziato fa di testa sua: ci sono fratelli che amano celebrare e fare rituali di ringraziamento, e fratelli che preferiscono meditare nell’intimità. […] Noi non abbiamo un percorso guidato che ti dice cosa fare: l’iniziato è solo con dio, nel suo abisso personale. […] In tutti questi anni di attività con l’unione satanisti italiani a me non interessava elargire verità assolute, però se c’è una cosa su cui ho sempre battuto il chiodo, è che ogni iniziato, specialmente quelli giovani, deve imparare ad essere indipendente. Se c’è una cosa che sempre ho detto alle persone è di non fidarsi di nessun santone, di nessuna psico-setta, di percorrere la propria via iniziatica spirituale ma da solo, senza maestri, senza intermediari tra se stesso e il divino. Perché si possono incontrare persone per bene che ti aiutano, e persone che se ne approfittano, come negli ultimi fatti di cronaca.” [11]
La Nostra insomma vuole una completa indipendenza sia teologica che pratica dei membri dell’Unione e, se da un lato la cosa può farle onore per questa assoluta libertà, dall’altro non permette di creare un gruppo di fatto, ma solo di nome. L’USI sembra dunque essere un insieme di persone che condivide l’adorazione degli antichi dèi, osteggiati nel corso della Storia dalle religioni abramitiche: questo però la configura non certo come satanismo, ma tutt’al più come corrente neopagana. E questa corrente non fa altro che mettere il nome di “Satana” alla Fonte Divina da cui tutti gli dèi derivano, oltre a riprendere in parte l’iconografia classica dell’angelo caduto, ma comunque in mezzo a tutte le altre opere delle religioni antiche, di cui il sito è pieno (e ammetto che vedere una citazione di Giuliano l’Apostata in apertura di un articolo dell’USI è stato un po’ un pugno nello stomaco).
Ovviamente la Crepuscolo, a cui evidentemente questa cosa tanto palese dev’essere già stata fatta notare, esplica anche la differenza tra paganesimo e satanismo, dicendo: “Allo stesso modo ostinarsi a concepire solo un aspetto di Satana, identificandolo solo con una delle sue antiche forme, che essa sia Enki, Ishtar, Shiva, Odino, Kukulakan, Melek ta’us, o quello che preferite, sarebbe come auto limitarsi, fossilizzarsi nella stasi, mentre sappiamo bene che il Satanismo è Dinamismo, è Evoluzione, Avanzamento, il vero Satanista pertanto non si ancorerà mai ad una singola pagina della storia di Satana, ma ne affronta e comprende l’intero libro. […] Io sono dell’idea che se non si accetta il nome Satana, come se si fosse posseduti da un’isterica repulsione superstiziosa, allora non ci si dovrebbe definire Satanisti e che se si accetta solo una sua forma pagana, allora si è pagani. Nel senso che se credi in Satana solo nella sua forma sumera, sei un Enkista, se celebri Satana nella sua antica veste, che so, di Shiva, allora sei un Induista. Satanista è tutta un’altra cosa, poiché il Satanista è un ricercatore poliedrico che non si limita a guardare da un solo punto di vista, bensì ambisce ad una visione completa, che comprende l’intero panorama spirituale, a 360 gradi. Oltre-i-nomi!” [12]
Pare evidente che la Nostra non abbia idea alcuna della realtà neopagana non dico mondiale, ma anche solo italiana, oppure è ancora una volta in malafede, perché sembra intendere il paganesimo unicamente come ricostruzionismo (ovvero la ripresa di uno specifico pantheon e delle sue celebrazioni). E questa corrente è, inutile a dirsi, quella minoritaria se confrontata con la wicca o i praticanti solitari, i quali non si fanno certo problemi ad ascrivere nel loro “pantheon personale” gli dèi più diversi, aggiungendone sempre di nuovi, adorando Odino e Bastet assieme a Zeus, Damballah e Quetzalcoatl; e questa non è una cosa recente nemmeno a livello “magico”, perché ricordo che già la Curott, nel suo L’arte della magia del 2001, proponeva un elenco di dèi e dee che il praticante poteva invocare a seconda della necessità[13]. I membri dell’USI dunque sono, dal mio punto di vista (nell’ambito della storia delle religioni, ovviamente), dei semplici neopagani a cui piace l’iconografia satanica.
Potrei scrivere un intero libro analizzando gli articoli dell’USI a questo riguardo (e no, non intendo farlo!), ma basti solo un altro esempio. A rileggere oggi il Compendium Daemonii, trovo divertente il fatto che gli autori, pur sostenendo che per un satanista la festa più importante è il suo compleanno, riprendessero anche quelle della Ruota dell’Anno wiccana, ma eliminando i solstizi, rinominandone alcune (Beltane diventava Walpurgisnacht e Samhain Halloween) e modificando un po’ la sostanza della festa. La Crepuscolo (o chi per lei, l’articolo non è firmato) non fa nemmeno questo sforzo: riprende in toto la Ruota, ovviamente senza menzionare la sua origine neopagana, e vi aggiunge tutta una serie di festività minori e inventate prese da internet, scambiando il nome della divinità festeggiata con quello di un demone della tradizione abramitica[14]. E conclude l’introduzione con questa meravigliosa perla, a riprova che il suo satanismo non è paganesimo (ma notate come il discorso funziona perfettamente, e anzi meglio, se sostitute “paganesimo” a “satanismo”): “Il modo migliore per festeggiare questi importanti giorni del nostro Calendario Satanico è a mio avviso quello di seguire l’esempio dei nostri antichi antenati Gentili[15], cercando però di riadattare tali tradizioni alla nostra condizione di vita attuale. […] Pertanto vorrei che fosse ben chiaro a tutti che noi Satanisti non stiamo inventando un bel niente! Non stiamo ricreando un nuovo culto come va tanto di moda oggi con la new age o tutti questi movimenti nascenti… Noi semplicemente stiamo recuperando e restaurando le tradizioni del Culto Originale in seguito demonizzato per convenienza dai credi avversari. Noi non siamo Satanisti perché vogliamo sentirci ‘diversi’ dalla massa, non stiamo creando un nuovo credo per distinguerci dai cristiani o le altre religioni adamitiche [sic!]. Noi semplicemente sentiamo l’esigenza di tornare all’Origine, quando ancora la Verità non era stata contaminata dalle corruzioni della storia. Cercare di ripristinare una Verità Originale non significa ‘inventare un nuovo culto’, bensì significa non permettere alle prevaricanti religioni patriarcali di cancellare il nostro prezioso passato.”[16]
Sono sempre più persuaso, insomma, che la Crepuscolo ignori volutamente tutto il resto (se non per parlarne male), partendo dal satanismo americano fino al neopaganesimo individuale, o sarebbe costretta ad ammettere che la sua idea non è poi così nuova, e nemmeno così originale (spero sia chiaro l’eufemismo), checché ne dicano i suoi articoli dove la celebra come “culto delle origini” (guarda caso, come alcune correnti wiccane).
In questo senso credo che il suo spirito custode, il demone Andras, che la Clavicula riporta come seminatore di discordia, stia facendo un buon lavoro nel dividere i Satanisti italiani.

Giulia Conti e il satanismo moderato.
A questo punto credo possa sorgere spontanea una domanda: «Ma allora, che fine ha fatto LaVey?»
In un suo articolo, la Crepuscolo dice che “il Culto di Lavey, per quanto possa essere un’interessante filosofia, non è certamente il Culto di Satana espresso nella sua forma più completa. Il Razionalista fa di Satana solo un mero simbolo di rifiuto verso la società cristiana, riducendo pertanto il Culto soltanto ad una funzione antitetica, in una dimensione fondamentalmente atea.” [17] E credo che questo le derivi più che altro dalla diatriba con Dimitri, perché sembra totalmente ignorare tutta la visione spirituale e magica di LaVey a cui abbiamo accennato sopra e che, condivisibile o meno che sia, rappresenta una parte importante del suo pensiero (alla quale dedica un quarto della Bibbia di Satana, il Libro di Belial).
Forse ciò non è passato inosservato nemmeno ai membri dell’USI stesso, perché tra il 2013 e il 2014 alcuni di loro (capeggiati da Giulia Conti) si sono separati dal gruppo e hanno fondano la web community Satanismo Razionalista (SR), che vede qualche migliaio di iscritti alla pagina. Punto centrale della separazione sembra essere stato il fatto che, a detta di SR, nel nostro Paese si sono dimenticati gli insegnamenti di LaVey, il “vero satanismo”, ai quali il nuovo gruppo sembra voler ritornare: a livello dottrinario, esso infatti accoglie nella sua integrità tutto il corpus di testi, dottrine, idee e princìpi di LaVey, nonché dei suoi successori, e a livello comunitario raccoglie tutti quelli che aderiscono o si ispirano alla Chiesa di Satana e ai suoi derivati (sembrano esserci confluiti anche i membri del Tempio di Satana in cui mi ero imbattuto anni fa). Il sito è però attualmente offline, e in generale mi pare di capire che la loro attività pubblica consista in poco più che una pagina Facebook dove vengono riportati gli aforismi del Papa Nero e altre citazioni similari a tema “satanico”.
Incuriosito però da quale fosse la loro posizione riguardo la magia esplicata nei testi laveyani, mi è stato risposto privatamente[18] che essa viene considerata come uno strumento messo a disposizione nei confronti di coloro i quali lo ritengono utile come psicodramma catartico a beneficio esclusivamente soggettivo e psicologico per il singolo satanista, ma parimenti anche come modo di sperimentare l’esistenza di possibili forze occulte ancora ignote alla scienza, lasciando dunque al singolo la posizione che più preferisce; esso è tuttavia uno strumento totalmente facoltativo, e dunque viene rispettata anche la decisione di chi non sente alcun bisogno di usarlo nella sua vita. Anche la ritualistica satanica dunque, seppur presente, viene liberamente lasciata nell’ambito della discrezionalità del singolo, a ognuno secondo le proprie sfumature di usi, forme e significati. Peraltro essi si pongono anche in maniera teologicamente più agnostica che atea, esplicando (nella sezione Informazioni della loro pagina Facebook) che “i Razionalisti non negano il concetto di ‘Dio’, semplicemente riconoscono di non averne bisogno - stimando se stessi e la propria ragione l’unica realtà da valutare fondamentale.”
Questo piccolo “rinascimento laveyano” è interessante, perché dà una visione d’insieme del panorama italiano, dove coloro che si definiscono satanisti sembrano essere per lo più divisi tra la visione anarchica e teista della Crepuscolo e quella totalitaria e atea di Dimitri[19]: in questo modo il satanismo razionalista laveyano, nato nel 1966 e categorizzatosi sin da subito come un pensiero ateo e ribelle, e tuttavia esoterico e spirituale, assume qui le forme di una via di mezzo fra queste due fazioni.
Insomma, in Italia sembriamo essere così estremisti da aver fatto di LaVey un moderato, e questa è sicuramente un’operazione notevole…

“So che abiti dove Satana ha il suo trono, ma tieni saldo il Mio nome...” (Ap. 2, 13)
Vorrei in conclusione chiarire la mia posizione in merito a tutta la faccenda.
A me personalmente fa anche piacere che la Crepuscolo abbia le sue esperienze mistiche in cui parla con gli dèi perché, parafrasando un autore fantasy italiano, non c’è mai abbastanza meraviglia in questo mondo. Esattamente come mi fa piacere che Dimitri abbia trovato una nuova causa ideologica nella quale mettere tutto sé stesso e realizzarsi, come faceva quando era giovane.
Al di là di questo, se nessuno dei due parlasse pubblicamente, l’umanità ne avrebbe solo guadagno.
Non voglio dire che il satanismo di LaVey sia il “vero satanismo”: non a caso ne esistono di diversi tipi, e lungi da me ogni genere di ipse dixit. Al di là delle sporadiche manifestazioni precedenti a lui, però, il Papa Nero resta comunque il fondatore del satanismo contemporaneo, e assieme ad Aquino ha gettato le basi delle sue due anime: da un lato Satana come simbolo di ribellione e liberazione dalle inibizioni, dall’altro come entità reale e grande agente magico; entrambe queste visioni sono finalizzate alla realizzazione dell’uomo-dio, che diventa a mio avviso il tratto distintivo e unificante del satanismo come religione.
In entrambi i casi Satana è un simbolo carico di potere, mentre in Italia esso è diventato solo un nome: per Dimitri, esso si riduce alla sua funzione etimologica di “avversario” (della mistica, in questo caso), per la Crepuscolo è un nome-contenitore per i vari dèi pagani. Mi viene sempre più da pensare che entrambi, durante il loro percorso di crescita, lo abbiano mantenuto un po’ per tradizione e un po’ per continuare a far scalpore, ma di fatto le loro dottrine funzionerebbero perfettamente anche se non si usasse il termine “Satana” (ma certo si ridurrebbero, come detto, a positivismo e neopaganesimo).
Non è nemmeno questo il peggio, in realtà, come non lo è la loro completa ed evidente mancanza di una qualsivoglia formazione accademica.
La cosa peggiore è piuttosto che, se il satanismo dei BDS fosse al comando dell’Italia, verrebbero messe al bando tutte le espressioni di religiosità, deportati i praticanti e fatti i roghi di libri sacri in una clima di persecuzione da lasciare atterrito persino Robespierre (e tralascio il fatto che nel suo articolo sulla magia Dimitri mette Mussolini fra gli uomini illuminati). Allo stesso modo vorrei ricordare come l’USI (e la Crepuscolo in primis), tra una pausa e l’altra dal suo frenetico saccheggio di siti neopagani di infima qualità, trova sempre il tempo per scagliarsi apertamente contro quello che non le aggrada, con termini come “blasfemia” che sanno molto di pulpito medievale: probabilmente, se comandasse l’USI, la riscrittura di tutti i libri di storia sarebbe il suo obiettivo primario. Del resto, prima c’erano solo devianze del vero satanismo, o religioni imperfette, o nocive: una filosofia dal sapore quasi islamico.
Per quanto si detestino a vicenda, comunque, l’unica cosa sulla quale entrambi concordano è l’avversione al cristianesimo: ognuno dice che il satanismo dell’altro è una mera e arida ribellione al cattolicesimo imperante, mentre il suo è quello corretto e libero da questi vincoli bambineschi. Per quanto, mi sento di ricordare, gli articoli della Crepuscolo trasudino anticristianesimo, e il sito di Dimitri abbia una sezione intitolata “Preti Pedofili”.
Credo quindi che entrambi si troverebbero d’accordo solo nel fare una bella persecuzione nei confronti dei Cristiani i quali, che venga detto o meno, sono il loro vero nemico e il centro di ogni loro pensiero, almeno quello pubblico.
Ma in fondo, non è questo il comune denominatore di tutto il satanismo di bassa lega?...


[1] In realtà, riguardandolo dopo tutti questi anni, mi pare che questo testo prenda anche molto dalla corrente occultista di Aquino (il Tempio di Set) e dal neopaganesimo in generale; dunque non mi sorprende se già all’epoca il Compendium era apprezzato da alcuni e disprezzato da altri, ma sicuramente ha avuto il merito di spiegare e dare visibilità al satanismo sul web, in un’epoca nella quale non era ancora stato tradotto nulla.
[2] Dal sito del CESNUR si evince che l’unico gruppo italiano ad aver avuto realmente contatti con la Chiesa di Satana ufficiale, quella californiana, è stata l’omonima organizzazione torinese, attiva negli Anni ’60; essa, nata in ambienti goliardici e massonici, avrebbe poi generato un secondo gruppo, stavolta occultista, ma nessuno dei due sembra più essere attivo dalla fine degli Anni ’90, se non in forma privata. Va da sé che in entrambi i casi gli aderenti si contavano nell’ordine delle decine.
[3] Marco Dimitri - Stefano Lanzi - Susi Medusa Gottardi, I Bambini di Satana. Vangelo Infernale, inedito, p. 87.
[4] Massimo Introvigne, I Satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, Sugarco (Azzate 2010), p. 401.            
[5] ISIA Urbino intervista a Marco Dimitri: https://www.bambinidisatana.com/isia-urbino-intervista-marco-dimitri/ consultato il 17/03/2017. Aggiungo che trovo la faccenda dei roghi di scienziati piuttosto questionabile.
[6] Ibid.                             
[7] Marco Dimitri - Tizian De la Grande, Satanismo razionalista e pensiero magico: https://www.bambinidisatana.com/satanismo-razionalista-e-pensiero-magico/, consultato il 17/03/2017.
[8] Anton Szandor LaVey, La Bibbia Satanica, p. 60.
[9] Questa associazione fece scalpore nel 2015 proprio per la fondazione del tempio a Detroit.       
[10] Credo in Satana e vi spiego perché il satanismo non è quello che vi hanno sempre raccontato, di Lara Tomasetta su TPI: http://www.tpi.it/mondo/italia/satanismo-religione-credenze, consultato il 17/03/2017.
[11] Ibid.
[12] Culto delle origini, di Jennifer Crepuscolo (dal sito dell’USI): http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6&Itemid=37, consultato il 17/03/2017.
[13] Phyllis Curott, L’arte della magia, Sonzogno (Bergamo 2002), pp. 120 e 150-151.
[14] Non mi sorprende dunque che la Crepuscolo rinneghi tutti i grimori della tradizione occidentale in quanto si tratta di “una marea di stronzate made in CristianLand, totalmente ridicolo, grottesco e soprattutto BLASFEMO nei confronti dei nostri Dei”, per quanto non mi pare si faccia troppi problemi a usare i nomi della demonologia cristiana per i suoi dèi; si veda a tal proposito Grimori e goetia come tradizione satanista… ma anche no!: http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=185&Itemid=239, consultato il 19/03/2017.
[15] Trovo significativo l’utilizzo di questo termine, tanto in voga presso il neopaganesimo ricostruzionista italiano.
[16] Calendario satanico, dal sito dell’USI: http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=201, consultato il 19/03/2017.
[17] Il satanismo è uno, tutto il resto è distorsione, di Jennifer Crepuscolo (dal sito dell’USI): http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=192&Itemid=247, consultato il 17/03/2017.
[18] Comunicazione privata avvenuta tramite Facebook il 18/03/2017.
[19] Esistono in effetti alcuni gruppi, meno virtuali ma anche molto meno numerosi (qualche decina di membri a essere generosi), di stampo occultista come la scomparsa Loggia Nera romana o la 666 Realtà Satanica milanese, di ispirazione wiccana, laveyana e luciferiana.